GLI ULTIMI MAESTRI D’ASCIA

MICHELE CAFIERO E FRANCO MALINCONICO GLI ULTIMI MAESTRI D’ASCIA DELLE COSTRUZIONI NAVALI METESI

Meta, un piccolo comune della costa sorrentina ha avuto un passato glorioso nella storia della marineria nazionale ed internazionale. Non solo per i tanti addetti alla navigazione, quanto anche per le costruzioni navali vere e proprie. Si hanno notizie certe già a partire dal XVII secolo dell’attività della cantieristica metese sia sulla spiaggia di Alimuri che su quella del Purgatorio. Sembrerebbe che nel XVIII e XIX secolo più di 300 persone fossero impegnate direttamente o indirettamente con detta attività, anche se va fatta una fondamentale distinzione tra i due settori attigui ed affini della cantieristica navale: costruzione di navi e costruzioni di barche, seppure sovente questi due filoni si sono inevitabilmente intrecciati e vicendevolmente contaminati. Dagli studi effettuati dal Prof. Biagio Passaro e da altri studiosi ed appassionati la laboriosità operativa dei maestri d’ascia metesi era così evidente e notevole che dalle spiagge metesi sono stati varati centinaia di feluche, tartane, polacche, pinchi, martinare, checche e speronare e più tardi brigantini a palo, golette, schooner, gozzi e lance. L’inevitabile declino delle costruzioni navali a Meta avvenne col passaggio dal legno al ferro e dalla propulsione a vela a quella a vapore a partire dalla fine della prima guerra mondiale. Fortunatamente la tradizione cantieristica non si estinse del tutto e si proseguì ancora fino agli anni ’50 con costruzioni di barche di piccole dimensioni ed anche di piccoli gioielli per trasporto turistico medio-piccoli. La tradizione dei maestri d’ascia a Meta oggi rimane nelle mani e nel know-how di due soli artigiani: Michele Cafiero e Franco Malinconico, entrambi figli e nipoti d’arte ed anagraficamente tra i 50 ed i 60 anni d’età. Maestro Cafiero con il sontuoso cantiere-museo all’interno di un’antica cava di tufo sulla spiaggia di Alimuri e Maestro Malinconico con una graziosissima grotta-laboratorio tra i resti dell’antico borgo della spiaggia del Purgatorio ed un cantiere più moderno e spazioso situato sulla via Meta-Amalfi. I due maestri d’ascia collaborano ed oltra ad una stima reciproca professionale, sono armati da vera e sana amicizia; infatti li incontro insieme nel cantiere di Cafiero mentre sono intenti a piccole ristrutturazioni su un affascinante gozzo per poter risistemare un nuovo motore all’interno di esso.

Maestro Malinconico, classe 1963, diplomato nautico macchinista non ha mai navigato, ma già da bambino restava ammaliato dalle barche nel piccolo cantiere del nonno omonimo (detto Ciccio e’ scuppetta”) situato a Via Cassari. A soli 12 anni in collaborazione con i cugini Maestro Franco costruì la prima barchetta di 4,70 m. che chiamò “Mastù Ciccio”, in onore del nonno. Malinconico si è sempre dedicato al legno ad eccezione di una breve parentesi dall’86 all’89 dove si dedicò alla vetroresina, per poi rinnegarla per sempre. Mi ricorda con passione e nostalgia quando insieme al nonno ed al papà si dedicava alle costruzioni di lance sorrentine in legno che venivano poi vendute a tarda primavera agli acquirenti, spesso facoltosi villeggianti locali o anche positanesi o anche affezionati clienti locali. Ricorda con malcelata nostalgia il trasporto di queste barche dal cantiere alla spiaggia su piccoli carrelli a due ruote trainato e condotto personalmente a trazione umana con l’aiuto di qualche cugino o amico. Ha costruito diverse imbarcazioni a tecniche differenti: sia a fasciame sovrapposto che a fasciame incrociato; ha prodotto sinanche barche fino a 10 m di lunghezza. Malinconico si è specializzato in riparazioni e ristrutturazione di barche anche sino a 30 m. di lunghezza come le motovedette della Guardia di Finanza, e due barche di privati di 18 m. . Tra le barche più curiose che abbia riparato ricorda un caicco turco di 20 m. e uno strano dingo . Un armatore locale, amante della tradizionale barca a vela gli commissionò una barca di 7,50 m. . Purtroppo Maestro Malinconico si lamenta di non avere né apprendisti, né aiutanti. Suo padre lo aiutava sovente, alternando le sue cognizioni e conoscenze con il lavoro di carpentiere navale ai Cantieri Navali di Castellammare di Stabia. Malinconico, come il suo collega ed amico Cafiero, espleta ancora con maestria la pratica del calafataggio tradizionale, ovvero l’impermeabilizzazione del fasciame con l’introduzione manuale di sottili strisce di stoppa con appositi martelli e punzoni nelle fessure interposte tra i listelli del fasciame. Ha utilizzato diversi tipi di legno nella sua lunga attività come quercia, gelso, olmo, pino marittimo, pigna, ciliegio, iroko, mogano e teck. Oggi si dedica maggiormente al rimessaggio ed alle riparazioni.

Maestro Michele Cafiero, classe 1970, da 5 e forse più generazioni continua nella tradizione famigliare; i suoi prozii hanno costruito stupende imbarcazioni come “Freccia”, “Sorrentina” e “Delfino”, oltre alla barca del grande Eduardo De Filippo. Ha iniziato l’attività artigianale col padre Maestro Antonio, recentemente scomparso, quando aveva solo 13 anni. Suo nonno Michele indicò alle autorità comunali a metà anni ’70 l’esistenza di un’antica cava di pietre in tufo nel costone della falesia di Marina di Alimuri che era stata tompagnata. La cava fu riscoperta e quindi riaperta e trasformata nell’odierno cantiere. In questa antica cava che già funzionò come cantiere sono visibili alcuni graffiti di vari di barche e navi. Maestro Michele si iniziò all’attività atavica quando aveva 14 anni dove in collaborazione col padre costruì un gozzo metese da pesca “Santa Lucia” di 8,15 m. . Rimarca con dovizia di particolari la differenza tecnica tra un gozzo sorrentino ed un gozzo metese, mentre il primo viene costruito con l’ausilio dei così detti garbi (una sorta di stampi-guida), il gozzo metese deve invece strettamente attenersi alle caratteristiche e dimensioni disegnate dal progettista sul disegno. A 17 anni costruì una bella barca che volle chiamare “S: Giuseppe” e qualche anno più tardi creò un piccolo capolavoro l’”Angiola” un gozzo di 5 m. armato a vela latina. Ma il vero capolavoro di Maestro Cafiero è stata la costruzione del gozzo metese “Santa Maria del Lauro”, dopo aver trovato un disegno progettuale del prozio Antonino Cafiero del 1919. Si è anche dedicato alla riparazione di una barca-motocarretta veneziana di 11 m. trasformandola in barca trasporto passeggeri. Tra le curiosità commissionategli una graziosa polena a forma di papera. Maestro Cafiero insieme a Maestro Malinconico ha sempre partecipato con disponibilità alla manifestazione “Geografia Nascosta” mettendo a disposizione il suo cantiere per mostrare la sua attività e magari conquistare l’empatia di qualche giovane visitatore. Fortunatamente Maestro Michele viene sporadicamente aiutato da due nipoti e sembra che uno dei due voglia avviarsi all’attività dello zio e di famiglia. Maestro Michele si sta impegnando alla costruzione di una baleniera argentina, ovvero il sogno purtroppo non realizzato dal suo mitico prozio Antonino.

Il sogno dei due artigiani sarebbe quello di ottenere un finanziamento per un progetto e la realizzazione di una barca tradizionale in legno coinvolgendo magari studenti dell’Istituto Nautico di Piano di Sorrento e del Liceo Artistico di Sorrento, al fine di trasmettere le loro ataviche conoscenze ai posteri. Sarebbe veramente bello ed utile che la tradizione dei maestri d’ascia metesi continuasse nel tempo, magari creando anche un indotto e trasformando il cantiere dei Cafiero in una sorta di museo-bottega. L’artigianato è memoria e la memoria è forse l’identità culturale più forte di un popolo.

EUGENIO LORENZANO

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