Dai banchi di scuola al ponte di comando


(fantasie di un ex alunno)

Nel cuore d’ogni ragazzo, seduto al banco di scuola, ha sempre aleggiato un sogno: vedersi protagonista sul Ponte di Comando di una grande Nave o davanti ad una Consolle di una Sala Controllo Macchine, di quanto andava spiegando il professore e con la fantasia spensierata   si lasciava trascinare in un galoppo sfrenato d’immagini e sensazioni, perdendo – talvolta – il contatto dalla realtà, ottenendo – quasi sempre – un richiamo del docente. 

Questi i sogni: la realtà è quasi sempre diversa: Lungo, irto di difficoltà il percorso, avaro di immediate soddisfazioni, prodigo di rinunce e di sacrifici spesso sottovalutati all’inizio. Si comincia a dubitare, alla vigilia degli esami, se fosse veramente indispensabile imparare e capire la formula sulla stabilità od il calcolo della potenza, attribuendosi, ovviamente a torto, una capacità di giudizio ed un senso di sufficienza nei riguardi di quel tal professore pedante e pignolo; ergendosi presuntuosamente a maestri di cose soltanto superficialmente conosciute. Poi la dura, inesorabile gavetta, fatta di cocenti sconfitte, d’amare delusioni e soprattutto di constatazioni di quanto era stato necessario imparare tanto a scuola. Certo l’atmosfera respirata in classe è più caratterizzata a superare positivamente la prossima interrogazione o a completare senza grossi danni il compito da svolgere.

   Una volta a bordo però, ci si accorge che forse tanto “ pignolo “ quel tal professore non lo era; si rimpiange di non ricordare bene quella specifica formula o norma e che sarebbe stato meglio prestare più attenzione e degnare di maggior credito quanto, ossessivamente, andava ripetendo l’insegnante di sicurezza.Finalmente, superato – non senza timori ed ansie – l’appuntamento con gli esami, si tira un meritato sospiro di sollievo e senza accorgersene, è automaticamente chiuso l’intenso periodo scolastico. Si cambia pagina e ci si affaccia alla ribalta della vita; forse si prospetta il servizio militare; si memorizzano tutti i consigli ed i suggerimenti di parenti od amici, autoproclamatosi “esperti” nel trovare l’imbarco. Le alternative sono parecchie;.i dubbi ti angosciano perché si avverte, a livello d’incoscio, che la scelta da operare influenzerà tutta la vita che si sta spalancando davanti.

 Ma fermiamoci un attimo e spolveriamo un po’ di storia.

Nel 1782 furono fondate le Scuole Nautiche a Meta e Piano e quindi nel 1784anche ad Alberi

Nel 1863 veniva istituita la “Scuola Nautica e di Costruzione Navale” che veniva elevata poi nel 1865 ad “Istituto di Marina Mercantile” di Piano di Sorrento. Fu dal 1° Gennaio 1864 che il Prof. Sebastiano Enrico De Martino ne fu il Preside fino al 1905.

Nel 1884 la scuola assunse il nome di Nino Bixio “. Dal 1866, primo anno, e 

fino al 1966 – cioè in cento anni – si sono diplomati:1698 Capitani di Lungo Corso – 1350 Macchinisti Navali – 143 Capitani di Gran Cabotaggio – 2 Costruttori Navali di 1^ Classe.

CRAND PRINCESS Tns. 109.000.  All’epoca la più grande Nave da Crociera, comandata da Giuseppe ROMANO di META ed ex Allievo del BIXIO

Fra i tanti, vogliamo ricordare:

11879 – IMPERATO Fortunato, in seguito Insegnante e Preside, uno dei fondatore dell’Istituto Universitario Navale, Autore di Testi di Navigazione ed Arte Navale

11893 – PESCE Ferdinando, in seguito, negli anni trenta Comandante del Transatlantico “ROMA”

11906 – LAURO Achille, in seguito il grande Armatore di fama mondiale

  1915 – CAFIERO Luigi, in seguito 1° Ufficiale sull’ELETTRA, nave laboratorio di                       Marconi e poi Comandante del “ NEPTUNIA” del Lloyd Triestino.  

  1937 – CACACE Amedeo, in seguito Ufficiale di Rotta su Sommergibili Oceanici di base a Bordeaux –    pluridecorato nella 2^ Guerra Mondiale – Capo Pilota del Porto di Savona

1940 – SPOSITO Antonino, in seguito Professore e Rettore Istituto Universitario

Navale

1960 – APONTE Gian Luigi, in seguito Armatore della M.S.C. – Mediterranean Shipping Companye via via tanti altri, illustri o meno importanti, ma tutti – assolutamente tutti – hanno sempre portato alto il prestigio del Nautico “ N. Bixio”. E’ un qualcosa che si ha nel sangue, potremmo dire nel DNA, che ha permesso, da sempre ed incontestabilmente, di superare il sempre più arduo confronto con le marinerie straniere, in primo luogo quelle nord-europee e, nella cui competizione,  ha giocato – fin dalla sua nascita – un ruolo determinante ed irrinunciabile: l’Istituto Nautico Nino Bixio.

 I ragazzi del Bixio li troviamo anche a bordo della Nave Scuola della Marina Mercantile Italiana, il famoso e quasi sconosciuto “PATRIA”. (ex Susanne Vinnen, una nave a cinque alberi ex tedesca) Sono Carlo CAFIERO – Pietro CASTELLANO – Guido TRAPANI – che imbarcarono su detta nave durante la V^ Campagna d’istruzione iniziatisi il 20 Ottobre 1934 e seguendo l’itinerario La Spezia – Trapani – Gibilterra – Montevideo – Santa Fè – Rosario con rientro a Genova il 20 Aprile 1935, compiendo il viaggio in sei mesi esatti.

Nave Scuola della Marina Mercantile Italiana “ PATRIA “ – (1932/1938) – costruita a Kiel nel 1922 – Nave in ferro a 5 alberi a vele auriche: primo e terzo albero con gabbie e velacci. Superficie velica mq. 1838 – Lungh. 87,30 – Largh. 13,45 – Slt. 1847,30.- Matr. 1049 di Genova

Variano i programmi, cambiano gli insegnanti, e gli alunni. Lo spirito però è sempre quello Sui banchi a studiare, a bordo nel cercare di carpire ogni segreto, ogni astuzia del mestiere, superare gli scherzi, a volte umilianti degli ufficiali più anziani, come essere inviati in Sala Macchina a chiedere un “ bugliolo di magnetismo” pagando così l’inevitabile scotto del noviziato.

E quindi le prime esperienze, la constatazione di quanto diverso sia risolvere un problema contingente, quando la nave “ rolla “ e gli oggetti volano via (non fermi come sul tavolo da carteggio al Nautico) come è veramente salato il sapore dell’acqua di mare quando una bella “ incappellata” ti schiaffa violentemente il viso. Il ritorno in cabina per il turno di riposo ed ancora lì, verificare, come la cuccetta sia stretta, scomoda e tutto oscilla, rimpiangendo – forse – la quiete dalla propria cameretta a casa con, appeso alla parete, il poster preferito.

Pian piano si matura. Si diventa più adulti e negli interminabili turni di guardia, quando nel buio del Ponte di Comando dove la luce fioca e fosforescente del radar ne interrompe la continuità, le spie colorate delle porte stagne e quella biancastra del ripetitore dell’angolo di barra ti determinano gli angoli facendoti percepire la presenza silenziosa del timoniere e quando il meccanico ticchettio della girobussola ti mette in guardia che la rotta sta variando, quando ti perviene dall’esterno il concerto di quei mille indescrivibili suoni che caratterizzano una nave in navigazione, allora si è portati a pensare molto, a dare libero sfogo alla fantasia, portandoti alla fine a ridimensionare l’importanza delle futili cose a cui si è data tanta importanza prima, selezionando ed evidenziando al termine quelle veramente utili .e che riconosci essere le sole che contino.

La memoria corre indietro. Si ritorna ai primi anni di frequenza al Nautico; si rivive con lo stesso entusiasmo e si sente battere ancora il cuore in gola quando, in ritardo, si percorrevano a balzi, i famigliari scalini di Santa Teresa. E ti trovi a pensare: ne è valsa la pena ? E’ veramente giusto quello che hai fatto ?. La risposta è SI. Assolutamente SI. La scuola ti ha forgiato. Il mare ti ha plasmato; le soddisfazioni giungono, sempre.

                     1° Agosto 1933 – Varo del REX

Quando hai la certezza di aver superato la prova, quando hai la consapevolezza di aver verificato sulla tua pelle che quello che ti hanno detto a scuola è vero ed esatto, che l’ultimo punto nave ottenuto era preciso ed hai visto spuntare “dritto di prua” il battello-fanale del porto di atterraggio, quando hai verificato che la teoria sulla rotazione degli uragani ti hanno felicemente fatto superare il tremendo impatto con questi mostri della natura, quando al rientro a casa ti senti apostrofare dall’Armatore “ Ben fatto, Comandante” e quando, passando attraverso le strade di casa tua, ognuno ti saluta con rispetto. Ebbene, allora hai veramente vinto la scommessa e puoi darti la risposta cercata prima: Ne è valsa la pena !

A tutti i giovani che frequentano il Nautico e a quanti si apprestano ad iniziare la vita del mare, rivolgo, dal più profondo del cuore, l’augurio sincero di un’ottima e brillante carriera, con l’invito a mai sottovalutare le insidie e le trappole del mare; ad amarlo, rispettarlo e temerlo; sempre.

Non c’è più la randa ed il pennone, non c’è più il solcometro a barchetta; ci sono il Radar, il GPS, l’automazione e gli Apparati classificati IAQ,c’è il GMDSS, il VDR ed l’AIS, la SOLAS, il SOPEP e l’SMS; ma nulla è comunque cambiato: il Mare è sempre quello: lo ha detto un grande scrittore ed amico del mare G:B:ROSSI, ligure, che ho avuto la fortuna di conoscere anni fa.

  Brigantino a Palo

“MADRE & FIGLI”

di META – 1868

In ultimo, mi và di affidarvi qualche detto che proprio il vecchio Nostromo del Nautico usava raccomandarci: “una mano per te ed una per il bastimento cioè, ai tempi della vela, bisognava usare una mano per aggrapparsi alla “guida” del pennone e l’altra per imbrogliare e serrare la vela. Adattandolo ai tempi moderni, esso è sempre valido.Come pure, alla domanda, un po’ ingenua, di qualcuno di noi ” ma a che serve il nodo parlato ?” giungeva la logica e perentoria risposta “ a darti volta alla ghia di sicurezza quando il mare rompe in coperta” 

Ed ancora l’altro, sempre appreso da quel saggio nostromo “non lasciarti con una mano, se non ti sei aggrappato con l’altrache, tradotto nella pratica quotidiana, è un solenne invito alla prudenza ed alla previdenza, sia a mare che nella propria vita.   In bocca al lupo, ragazzi !

Comandante Fortunato Imperato
Dall’ annuario 2002 dell’ Istituto Tecnico Nautico Nino Bixio di Piano di Sorrento

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